L’educazione gentile non funziona! Parliamone

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Se siete genitori avrete sentito parlare almeno una volta di questa educazione gentile, educazione dolce, o gentle parenting, come volete chiamarla. Il principio è sempre lo stesso: bambini cresciuti senza l’uso della violenza, delle urla e delle botte, delle punizioni e delle ricompense, e con un focus sulla comprensione dei loro bisogni e delle loro emozioni. Un metodo che in pratica, si discosta molto da quella che è stata l’educazione ricevuta dalla maggior parte di noi. Se avete aperto questo articolo è perché volete avere delle risposte. Questo metodo funziona o non funziona?

Da quando sono diventata mamma e ho deciso di approcciarmi a questo metodo, ne ho sentite di tutti i colori:

“l’educazione gentile non funziona, non mette abbastanza regole e alla fine i figli diventano viziati”

“Una sberla ogni tanto serve, io ne ho ricevute molte e ora sto bene”

“Con mio figlio le buone maniere non funzionano, continua a disobbedirmi”

Insomma i tipi di genitori che affermano che questo metodo non funzioni sono due:

  • Chi ci ha provato, ma dopo un certo periodo di tempo si e arreso;
  • Chi non ci ha mai provato perché fermo sulla convinzione che con i bambini ci vogliano per forza le maniere forti, magari provenienti loro stessi da un’educazione simile.

Andiamo con ordine.

Genitori che non hanno mai provato ad applicare questo metodo: perchè secondo loro non funziona?

I genitori che affermano che l’educazione gentile non sia efficace di solito sono quelli che, purtroppo, non si sono mai informati davvero su questo metodo, che non hanno mai letto libri o seguito corsi a riguardo. Se hanno visto video sui social che ne parlavano in positivo, hanno criticato e contrastato quelle idee con tutte le forze.

Sono convinta che se una parte di loro avesse anche solo letto un paio di pagine sul gentle parenting, avrebbero capito quanta logica e quanta scientificità sta alla base di questo metodo educativo, e avrebbero cambiato idea. Il problema è che non lo hanno mai fatto, magari per pigrizia, o perché stanno bene con il loro metodo, e nessuno li biasima.

Il bisogno di criticare un metodo che è l’opposto di ciò che una persona sta facendo nella pratica, deriva dal concetto di dissonanza cognitiva. Se una persona si ritrova a confrontarsi con un’idea che ha senso, è logica e sembra l’opzione più giusta, ma allo stesso tempo nella quotidianità sta attuando dei comportamenti opposti a quell’idea, si ritroverà in uno stato di dissonanza, e quindi cercherà in qualche modo di compensare quel disagio, modificando il comportamento oppure tentando di convincersi di star facendo in verità la cosa giusta, in questo caso criticando tutti gli approcci genitoriali diversi dal suo.

E’ difficile cambiare prospettiva quando una persona ha sempre ricevuto un tipo di educazione dalla propria famiglia. Infatti si tende sempre a replicare con i propri figli l’educazione ricevuta dai propri genitori. E’ difficile cambiare completamente il modo di fare e di pensare, anche nell’approccio ai figli. Ci vuole molta introspezione, forza di volontà, impegno e costanza. Molti non sono preparati a questo.

Di solito questo tipo di genitori sono persone che difficilmente cambiano idea e accettano il dibattito, ed è un peccato. Nonostante questo però, non dico assolutamente che questi genitori non tengano ai propri figli. Sono sicura che ogni genitore faccia delle scelte consapevoli, sempre volte al benessere dei propri figli, ed è giusto e lecito che ognuno utilizzi il metodo che sente più suo.

Personalmente, da quando ho studiato il metodo dell’educazione gentile, ho subito pensato di voler essere quel tipo di genitore.

Genitori che hanno già provato ad applicare il metodo, ma si sono arresi: perchè secondo loro non funziona?

Ci sono genitori che sì, ci hanno provato. Si sono informati, e hanno deciso di intraprendere questo stile educativo, ma qualcosa è andato storto. Ecco quali sono stati i problemi che hanno riscontrato molti di loro:

“Il metodo gentile non funziona, mio figlio continua a fare i capricci e a disobbedire”

Non è uno stile che fa per me, nonostante ci provi non riesco a rimanere calmo/a con i miei figli, non è nel mio carattere”

“Mi sembra di non dare abbastanza disciplina”

“Il comportamento di mio figlio è peggiorato”

“I metodi gentili non funzionano, per come è fatto mio figlio”

Iniziamo per prima cosa a capire un concetto fondamentale: cosa intendiamo quando diciamo che un metodo educativo “funziona”? Che cosa ci aspettiamo da quel metodo? Ci aspettiamo forse che un bambino diventi dall’oggi al domani magicamente calmo, sempre obbediente e che non faccia mai i capricci? Che faccia tutto ciò che gli diciamo senza battere ciglio, che non pianga mai più?

Il punto è proprio questo, l’educazione gentile NON ha quello scopo! Lo scopo dell’educazione gentile è quello di crescere dei bambini affinché diventino adulti felici, calmi ed emotivamente intelligenti. E’ un obiettivo più a lungo termine, non si limita al presente, e per questo dobbiamo ampliare la nostra visione. Ovviamente ci aspettiamo con il tempo anche dei miglioramenti nel comportamento del bambino. Sicuramente utilizzando un metodo gentile, il bambino con il tempo ridurrà i capricci, diventerà più calmo, perché noi saremo diventati più bravi a comprendere i suoi bisogni. Ma non dobbiamo assolutamente aspettarci che i risultati arrivino immediatamente. Ci possono volere mesi, prima di vedere i primi risultati.  Ecco quindi i motivi per cui secondo me, il metodo gentile per alcuni genitori non ha funzionato:

  1. Non hanno capito il vero scopo dell’educazione gentile, non hanno sviluppato quella visione a lungo termine, si sono limitati a ricercare i miglioramenti immediati.
  2. Hanno interpretato male il metodo. Magari si sono solo informati qua e là, senza leggere veri e propri testi. Non hanno saputo trovare l’equilibrio fra la gentilezza e le regole, che come ben sappiamo, ci vogliono sempre, e non vengono eliminate nel metodo gentile, ma piuttosto razionalizzate.
  3. Non hanno applicato il metodo abbastanza a lungo: si sono arresi dopo i primi giorni, e quindi non hanno dato tempo a sè stessi di cambiare, fare errori e rimediare, e ai figli di entrare in sintonia con i loro nuovi genitori.

Diventare genitori gentili è un viaggio lungo. Serve, come ho detto prima, una notevole forza di volontà per cambiare, entrare nel mindset giusto e capire come comportarsi e cosa dire con i propri figli, ci vuole allenamento.

Siete fatti per essere genitori gentili?

Se da genitori avete pensato di non essere fatti per questo metodo, anche se in cuor vostro desiderate essere genitori gentili, vi sbagliate. Con la pratica e la costanza tutto si conquista. Personalmente sono sempre stata una persona nervosa, con poca pazienza, tutt’altro che gentile, ma con gli anni ho cercato di lavorare su me stessa, e da quando sono diventata mamma ho cercato di allenarmi ancora di più. Ogni giorno mi alleno per essere un genitore gentile, certi giorni sento di avere più successo di altri, e certi giorni sbaglio facendo errori e provando a rimediare. So che questo è un viaggio che non avrà mai una destinazione. Possiamo sempre e solo migliorare. Anche i più gentili dei genitori a volte sbagliano.

I capricci diminuiscono?

Se i vostri figli continuano a fare capricci, soprattutto nei primi tre anni di vita, non è perché avete fallito come genitori, ma perché è assolutamente normale per la loro età. Con il tempo questi capricci potrebbero diminuire, se siete costanti nel metodo, perché i vostri figli impareranno a gestire meglio le loro emozioni, ma hanno bisogno di un vostro supporto, e di un modello da seguire, non di venir repressi o censurati. Abbiate fede ed il risultato arriverà.

La vera disciplina

Se vi sembra di non dare abbastanza disciplina, probabilmente è perché vi siete fatti un’idea sbagliata di che cos’è la disciplina. Ricordatevi che lo scopo dell’educazione gentile è creare un adulto consapevole, calmo ed emotivamente intelligente, e non un bambino fermo, calmo, che obbedisce sempre e non urla mai. Se usate il terrore e le punizioni per regolare il comportamento di vostro figlio, magari nell’immediato lui potrebbe anche obbedire, sembrare calmo, e disciplinato, ma la questione non è per nulla risolta. Il bambino si terrà quel macigno nel petto, e con gli anni e la continua repressione da parte vostra, tutte quelle emozioni usciranno fuori e si manifesteranno in tarda età. Le emozioni dei bambini vanno accolte e regolate, non censurate, solo in questo modo costruiremo dei nuovi adulti emotivamente intelligenti. Quanti sono effettivamente gli adulti che incontriamo ogni giorno e che mancano di intelligenza emotiva?

Figli impegnativi

Infine, se pensate di avere un figlio particolarmente vivace, che secondo voi non può essere “domato” se non con metodi duri e punizioni, vi invito a pensare a questo. Il modo migliore con cui i figli imparano è con l’esempio. Siete voi genitori, con il vostro comportamento, a regolare quello di vostro figlio. Probabilmente le prime volte vi sembrerà di non dare abbastanza disciplina, vi sentirete genitori “molli”, vi sembrerà che vostro figlio non recepisca le regole, o il modo giusto di comportarsi. Come vi ho già detto, non è un processo immediato. Vostro figlio sta assorbendo pian pianino, sta imparando da voi il modo giusto di comportarsi, e prima o poi vi meraviglierete di quanto ha imparato.


Spero di aver risposto alle vostre domande in maniera esaustiva. In ogni caso, se volete approfondire questo argomento, o se volete anche voi intraprendere l’educazione gentile vi invito a leggere il libro che più mi ha ispirata: Genitori Gentili- Sarah Ockwell-Smith.

Inoltre, se avete intenzione di intraprendere un percorso di crescita genitoriale completo, e diventare finalmente i genitori che vorreste essere, vi invito a dare un’occhiata al mio percorso di coaching per genitori 1:1.

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About me

Io sono Lizzy, mamma di una bimba, infermiera a tempo pieno, e parent coach certificata (ai sensi della legge del 14 gennaio 2013, n. 4). Diventare mamma mi ha profondamente cambiata e consapevolizzata su vari aspetti, per cui ho iniziato ad appassionarmi al mondo della genitorialità, soprattutto al gentle parenting.

Ho deciso di creare questo blog per condividere la mia piccola esperienza e aiutare altri genitori a vivere la loro genitorialità in maniera più serena e consapevole.

Infine ho deciso di diventare parent coach per aiutare le mamme e i papà a diventare finalmente il genitore che vogliono essere.

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