“Un genitore per prima cosa dovrebbe imparare a riconoscere i propri bisogni e limiti, e prendersi cura di essi, altrimenti rischia di riversare la frustrazione sul bambino”
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A chi non è capitato, dopo essere diventato genitore, di abbandonare determinate passioni, ridurre le uscite, trascurare lo sport o il proprio giro di amicizie?
Quando sono diventata mamma ero consapevole del fatto che in certi casi sarebbe stato necessario fare dei sacrifici, soprattutto nel primo periodo in cui il bimbo è totalmente dipendente dalla mamma. Sapevo che avrei avuto meno tempo per i miei hobby, in realtà non ne avevo nemmeno le energie. Per certi versi è un processo fisiologico. Spesso ho sentito mamme dire quanto fosse difficile per loro anche solo farsi una doccia, o sedersi a mangiare. E’ vero, i primi mesi è molto difficile anche solo trovare un equilibrio fra il prendersi cura del piccolo fagottino e il soddisfacimento dei propri bisogni fisiologici.
La verità è che, dopo il primo figlio, vengono riviste le priorità e si fanno dei sacrifici, per mancanza di tempo, soldi o energie, perchè prendersi cura di un figio è impegnativo. Magari in un determinato mese si hanno avute grosse spese e si decide di non uscire per tenersi i soldi da parte. O magari si salta l’allenamento settimanale in palestra perchè in quel giorno il bimbo sta male e non si può fare altrimenti. Capita. Anche se si è in due, mamma e papà, entrambi compiono scelte e sacrifici per soddisfare i bisogni di quella piccola creatura che ancora non è in grado di soddisfarli da solo.
In alcuni casi invece è proprio la nostra mentalità a cambiare: le cose che ci piacevano prima di essere genitori non ci piacciono più, altre cose perdono il loro fascino, perdono di importanza. Spesso ci rendiamo conto che spendevamo le nostre energie nelle cose sbagliate. Questo è normale, e se non siete ancora genitori, probabilmente lo capirete pienamente quando avrete il vostro primo bimbo.
Quindi siamo d’accordo che quando si diventa genitori è normale in certi casi mettere da parte i propri bisogni per sopperire a quelli dei bambini. Capita di dover rinunciare ogni tanto alle uscite, o al tempo dedicato ai propri hobby e svaghi. Ma fino a che punto può essere sostenibile? Qual è il limite e perchè è importante riconoscerlo?
Che cosa hai fatto prima di arrivare al tuo limite?
Un giorno, con la mia psicologa, abbiamo fatto un ragionamento insieme: mi ha chiesto di pensare ad alcune volte in particolare in cui ho perso la pazienza con la mia bimba, oppure in cui ho pensato “non ce la posso fare” e in cui mi sono sentita sopraffatta dalle continue richieste della mia bimba. Poi mi ha chiesto, prima di quel preciso momento, che cosa avevo fatto? Ero appena tornata dal lavoro? Avevo passato la giornata in casa insieme a lei? Avevo passato il pomeriggio a fare le pulizie? Mi ha chiesto poi di pensare alle volte in cui ero riuscita a fare sport, o avevo avuto un’ora per me, per leggere o disegnare, o svagarmi, e infine mi ha chiesto: “Come ti sei approcciata a tua figlia dopo? Come hai interagito con lei dopo esserti presa cura di te?”
E’ stato sorprendente realizzare che in effetti, dopo essermi allenata per esempio, mi sentivo così motivata e piena di energie che ero felice di tornare a stare con la mia bimba, e sentivo di poter fare e sopportare ogni cosa. Se invece era da un po’ che non mi prendevo un momento per ricaricare le batterie, il mio tempo con la bimba perdeva di qualità.
I bisogni dei genitori
Ci sono diverse teorie in ambito pedagogico che affermano più o meno questo concetto: un genitore, per prendersi cura dei bisogni del proprio figlio, per prima cosa dovrebbe imparare a riconoscere i propri bisogni e limiti, e prendersi cura di essi, altrimenti rischia di riversare la frustrazione dei propri bisogni insoddisfatti sul bambino.
Ma che cosa si intende per bisogni? Non solo quelli fisiologici, quali l’alimentazione e il sonno, ma anche quelli legati allo svago e alla coltivazione dei propri interessi. Sono quelli, nello specifico, che ci consento di ricaricare le nostre batterie, esprimere noi stessi, ridurre lo stress e la frustrazione, e ci aiutano ad essere quindi genitori più pazienti e motivati.
E’ solo soddisfando anche i nostri bisogni che riusciamo a essere genitori migliori, a tornare dal nostro bimbo carichi e motivati, pronti a passare del tempo di qualità e soddisfare i loro bisogni.
Prendersi cura di se, quando si diventa genitori, quindi, è di vitale importanza. Non dovrebbe essere un optional, una cosa da fare solo quando si ha tempo da perdere, ma dovrebbe essere un appuntamento periodico con noi stessi.
Pensiamo ad una metafora: siamo dei nuotatori subacquei, ci immergiamo con le nostre bombole, e ad un certo punto sta per finire l’ossigeno. Cosa facciamo? Ovviamente conviene tornare in superficie per ricaricare le bombole. Essere genitori è uguale. Prima di immergersi è necessario essere carichi di ossigeno. Possiamo considerare i nostri bisogni di svago l’ ossigeno che ci permette di esplorare il mondo subacqueo (fare i genitori) con tranquillità e calma, e le risorse necessarie per sopravvivere.
Come prendersi cura di sè
E’ facile. Basta porsi una semplice domanda: che cosa ci diverte e ci appassiona? Quale attività ci fa ricaricare le batterie? Bisogna prendersi un attimo per mettersi in ascolto del proprio corpo e del proprio spirito. Deve essere una cosa che ci fa sentire appagati a tal punto da poter poi stare con nostro figlio nella completa serenità.
Il senso di colpa
Tutti prima o poi ci siamo sentiti degli egoisti ad aver pensato di volere una boccata d’aria fresca. La verità è che, soprattutto a noi mamme, ci riempiono la testa con questo mito del sacrificio: hai voluto diventare mamma? Non puoi lamentarti, devi essere sempre presente, sempre impeccabile, non esiste il chiedere aiuto, non hai più tempo per te stessa? Pazienza. Non funziona così.
Provate a fare questo esperimento. Provate a osservarvi, nell’interazione con i vostri bimbi. In quali occasioni siete riusciti a passare maggiormente del vero tempo di qualità con loro? Quando eravate carichi emotivamente, perchè eravate riusciti a ritagliarvi del tempo per voi, oppure quando eravate già esauriti da un lungo periodo in cui non vi siete preoccupati di ascoltarvi?
Prendervi cura di voi stessi, vi aiuta a essere davvero genitori migliori, e non solo. Pensate a quanto potreste essere di esempio ed ispirazione ai vostri bimbi, grazie alle vostre passioni. Immergetevi in questa prospettiva e capirete che non avete motivo di sentirvi in colpa.
Siamo giunti al termine anche di questo articolo, fatemi sapere cosa ne pensate nei coimmenti, ci vediamo alla prossima!
Lizzy
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About me
Io sono Lizzy, mamma di una bimba, infermiera a tempo pieno, e parent coach certificata (ai sensi della legge del 14 gennaio 2013, n. 4). Diventare mamma mi ha profondamente cambiata e consapevolizzata su vari aspetti, per cui ho iniziato ad appassionarmi al mondo della genitorialità, soprattutto al gentle parenting.
Ho deciso di creare questo blog per condividere la mia piccola esperienza e aiutare altri genitori a vivere la loro genitorialità in maniera più serena e consapevole.
Infine ho deciso di diventare parent coach per aiutare le mamme e i papà a diventare finalmente il genitore che vogliono essere.
