8 strategie per insegnare a tuo figlio (1-3 anni) ad essere più calmo

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6–8 minuti

Vi è mai capitato di pensare: “Quanto vorrei che mio figlio fosse più tranquillo”. E invece vi tocca avere a che fare con un piccolo esserino pieno di energia che corre dappertutto e sfugge dalle mani, iperattivo, e nervoso, che esprime le sue emozioni in maniera esplosiva, lancia oggetti, urla quando è arrabbiato, o picchia il cane. Spesso le mamme che seguo nei miei percorsi vengono addirittura disperate, dicendo: “non riesco più a gestirlo!” oppure “fa sempre i capricci! In macchina, al supermercato…”.

Partiamo da tre presupposti:

1. Dagli 1 ai 3 anni è normale che i bambini ancora non sappiano regolare le proprie emozioni, quindi hanno bisogno di una guida da parte nostra;

2. E’ assolutamente normale avere a che fare con atteggiamenti come urla, lancio di oggetti o il picchiare, l’importante è saper indirizzare il bambino, in maniera gentile, a comportamenti alternativi ed avere molta pazienza;

3. Ogni bambino ha il suo temperamento, quindi ci sono bambini naturalmente più calmi, ed altri più iperattivi, questo non rende vostro figlio sbagliato.

Detto ciò, ecco di seguito alcune strategie per insegnare e instillare la calma nei vostri figli.

1. Mantenete la calma

Il metodo migliore per insegnare ai nostri figli a stare calmi è essere calmi noi stessi genitori. Calmi in che senso? Beh… non possiamo aspettarci che nostro figlio sia naturalmente pacato quando noi stessi siamo subito agitati quando capita qualche imprevisto, ci scaldiamo subito se nostro figlio fa un pasticcio, urliamo spesso, e rendiamo l’ambiente in cui vive nostro figlio particolarmente agitato e stressante. Io stessa ci ho messo del tempo per capire questo concetto. Imparate a fare un respiro in più, ad affrontare le difficoltà con stoicismo, a razionalizzare i  rimproveri, a disciplinare con la gentilezza. Non è un processo immediato, è vero, ci vuole un certo allenamento. A questo proposito vi posso aiutare io con un percorso personalizzato.

2. Mai dire “stai calmo!”

Penso che non ci sia cosa più inutile del dire “stai calmo!” ad un bambino che urla o fa i capricci, per insegnargli la calma, magari detto anche in maniera aggressiva. Il punto è proprio questo: la calma va insegnata vivendola insieme, non pretendendola. Il metodo più efficace con cui i bambini imparano è l’esempio. Quindi quando vostro figlio sta avendo una crisi emotiva, il modo in cui voi reagirete gli insegnerà come affrontare le difficoltà e le emozioni difficili nella vita.

3. Fai da guida nella regolazione delle emozioni

Siete al parco giochi con vostro figlio, ad un certo punto arriva l’ora di tornare a casa, ma vostro figlio non vuole e, al vostro sollecito di incamminarsi via dal parco insieme a voi, scoppia in pianto. Probabilmente il vostro primo impulso sarebbe quello di dire:” Smettila di piangere, non ne hai motivo!”. La verità invece è che sì, il motivo ce l’hanno!

I nostri figli, così piccoli si ritrovano a provare emozioni forti, come la rabbia o la tristezza, anche per cose che a noi sembrano futili. Si arrabbiano perché non riescono a infilare un oggetto in una scatola e quindi urlano e lanciano tutto. Piangono perché la mamma è uscita dal loro campo visivo, e quindi sono spaventati. Gli viene negato un oggetto, o la possibilità di continuare a giocare al parco, e quindi piangono disperati, perchè ancora non sanno affrontare un rifiuto, o un limite. Cosa dobbiamo fare noi in tutte queste situazioni?

La risposta è: validare le loro emozioni (non contrastarle, nè censurarle), con calma ed empatia. Possiamo semplicemente dire loro: “Sei triste e ti capisco, ma ora si è fatto tardi e dobbiamo andare a casa a preparare cena”. Il loro regolatore emotivo siamo noi, se reagiamo con calma loro si calmano.

Con il tempo questa strategia della calma e della validazione insegna loro a riconoscere ed affrontare le emozioni spiacevoli, e reagire in maniera ottimale. Inoltre con il tempo e la costanza da parte nostra, i nostri figli saranno più calmi e meno capricciosi.

Se volete imparare nel dettaglio come allenare emotivamente i vostri figli, vi consiglio un ottimo libro: Intelligenza emotiva per un figlio: una guida per i genitori – John Gottman. Oppure, se il vostro obiettivo è quello di diventare degli ottimi genitori-guida, potete intraprendere con me un percorso personalizzato.

4. Rallentate i ritmi

Se le mattinate sono una frenesia totale, ci si alza tardi e si fa tutto di corsa e non si da’ il tempo al bambino di vivere con calma la mattinata, allora quello che stiamo facendo è far entrare nostro figlio nel loop dello stress urbano lavorativo in anticipo. Sta imparando ad essere stressato. Che effetto farebbe invece rallentare, svegliarsi un po’ prima, fare colazione con tranquillità, avere il tempo di fare un paio di respiri in più all’aperto, nell’aria mattutina? Che effetto farebbe cancellare qualche impegno in più e vivere con più consapevolezza il presente, con i nostri figli? Sono sicura che con una routine più lenta e consapevole, anche vostro figlio con il passare del tempo “rallenterà”.

5. Ambiente ordinato= maggior ordine mentale= maggiore calma

Secondo il metodo Montessori l’ambiente fisico in cui il bambino vive è molto importante per il suo sviluppo. Un ambiente ordinato e bello può modellare la mente di un bambino, influenzare il suo stato d’animo, farlo sentire più al sicuro e meno agitato. Non è necessario che tutto sia perfetto, basta che ogni cosa abbia un posto, che tutto sia sicuro ed accogliente e che il bambino si possa sentire a suo agio nel suo ambiente di casa. Si può iniziare anche solo con la sua stanza, o con l’area giochi, a portare ordine ed armonia.

6. Dannati schermi!

Ormai è appurato e ci sono diversi studi osservazionali e metanalisi recenti che lo documentano: l’uso degli schermi nei bambini (tv, tablet, videogiochi) è associato a disturbi nel comportamento (come l’aggressività), ad una peggiore qualità del sonno e in alcuni casi è stata trovata anche una correlazione con lo sviluppo dell’ ADHD (disturbo da deficit dell’attenzione ed iperattività).

In sostanza, ridurre l’utilizzo degli schermi nei bambini, come metodo per intrattenerli, e soprattutto alla sera, può aiutare a ridurre molte problematiche nel loro comportamento, come il nervosismo e l’aggressività. Non sapete come togliere gli schermi a vostro figlio? Potete chiedere una consulenza qui.

7. Facciamo sfogare questi bambini

Dopo un lungo viaggio di un’ora e mezza in macchina, oppure dopo un lungo pranzo seduto sul seggiolino al ristorante (oppure dopo una lunga giornata di scuola sui banchi, per i bambini più grandi), è più che normale che vostro figlio sia agitato, irrequieto e abbia vogia di sfogarsi. Per questo è importante lasciare sempre una valvola di sfogo a questi bambini, che sia una mezz’ora al parco, una passeggiata libera nei boschi, un’attività sportiva, se vostro figlio è in età scolare. L’attività fisica è utilissima per scaricare la tensione e lo stress sia negli adulti sia nei bimbi. Se nel vostro programma è prevista un’attività noiosa in cui vostro figlio dovrà essere contenuto, assicuratevi che, prima o dopo, abbia il suo spazio in un’attività in cui si possa esprimere liberamente.

8. Si alle discussioni, ma…

I genitori che litigano possono costituire un evento stressante per i più piccoli e questo può renderli irrequieti e nervosi. Nessuno ha mai detto che i genitori non possano discutere fra di loro. Assicuratevi però di farlo in una maniera equilibrata. No alle urla, alle accuse, agli insulti; sì invece ad una discussione pacata in cui ognuno di voi esprime a turno la propria questione e se ne parla insieme in modo civile. In questo modo vostro figlio percepirà meno ansia e tensione, inoltre gli insegnerete anche come si litiga in maniera emotivamente intelligente! 


Queste erano le strategie per avere bambini più calmi ed equilibrati. Come sempre, vi invito a seguirmi su Instagram.


Se senti che sia arrivato il momento di dare una svolta alla tua genitorialità, e desideri migliorare, diventare un genitore più efficace e più calmo, dai un’occhiata ai percorsi personalizzati per genitori.

About me

Io sono Lizzy, mamma di una bimba, infermiera a tempo pieno, e parent coach certificata (ai sensi della legge del 14 gennaio 2013, n. 4). Diventare mamma mi ha profondamente cambiata e consapevolizzata su vari aspetti, per cui ho iniziato ad appassionarmi al mondo della genitorialità, soprattutto al gentle parenting.

Ho deciso di creare questo blog per condividere la mia piccola esperienza e aiutare altri genitori a vivere la loro genitorialità in maniera più serena e consapevole.

Infine ho deciso di diventare parent coach per aiutare le mamme e i papà a diventare finalmente il genitore che vogliono essere.

Gentle Parenting: 4 motivi per adottare questo approccio

Tempo di lettura:

3–4 minuti

Oggi parliamo di un approccio genitoriale che sta prendendo sempre più piede, soprattutto grazie ai social, e al quale io, come mamma, mi sento molto affine.

Che cos’è il Gentle Parenting?

Il “gentle parenting”, come dice l’autrice Sarah Ockwel-Smith, è un ethos, ovvero un modo di essere (in questo caso genitori), che si basa su teorie e studi sulla pedagogia come:

  • L’intelligenza emotiva (Goleman);
  • La teoria sugli stili genitoriali (Baumrind);
  • La teoria dell’attaccamento (Bowlby e Ainsworth);
  • La disciplina positiva (Nelsen).

E altre.

In italiano potremmo semplicemente tradurlo come genitorialità gentile. I concetti chiave che caratterizzano questo metodo genitoriale sono i seguenti:

  • Lo scopo di un genitore è quello di crescere bambini felici ed emotivamente intelligenti;
  • E’ necessario abbandonare le vecchie concezioni sulla genitorialità, come l’uso della violenza e delle urla sui bambini, l’uso delle punizioni e delle ricompense, e adottare approcci più rispettosi ed efficaci;
  • Prima di tutto bisogna capire i bisogni profondi del bambino e attivarsi per soddisfarli;
  • Le emozioni del bambino non vanno mai censurate o ignorate, ma vanno accolte, per poi aiutare il bambino a riconoscerle e gestirle in maniera ottimale;
  • I limiti e le regole sono importanti nel disciplinare i bambini, ma vanno razionalizzati e soprattutto posti con gentile fermezza.

In linea di massima questo è ciò che riassume il gentle parenting. Ovviamente, per approfondire tutti questi concetti, consiglio di leggere il libro dell’autrice Sarah Ockwell-Smith, nel quale ogni concetto viene spiegato nei minimi dettagli, e si parla di come utilizzare questo approccio nelle diverse fasce d’età.

Ecco quindi quali sono secondo me le motivazioni più valide per adottare questo approccio.

1. Si basa su studi validati

Il gentle parenting, come ho scritto nel paragrafo precedente, non è un metodo nato dall’opinione personale di singoli individui, non è solo un trend sui social, ma si basa su teorie vere e su studi psicologici e pedagogici. Non mi metterò a citarli tutti in questo articolo, per ovvie ragioni di spazio, ma alla fine del libro sul gentle parenting, potete trovare un indice bibliografico che rimanda a tutti gli studi e i testi consultati.

2. Persegue obiettivi educativi a lungo termine

L’obiettivo del gentle parenting non si riduce a creare bambini tranquilli e obbedienti. Forse un urlo o uno schiaffo, nel breve termine possono fermare un bambino dal fare i capricci, ma il bisogno che stava sotto a quel comportamento rimane insoddisfatto, e non si insegna nulla ai bambini su come autoregolare le proprie emozioni.

Lo scopo del gentle parenting è più a lungo termine: creare adulti consapevoli delle proprie emozioni, che sanno autoregolarsi, perseguire obiettivi nella vita con motivazione e costanza, che provano empatia e aiutano il prossimo mossi dalla loro motivazione e non dal profitto.

3. Riduce lo stress genitoriale e migliora la comunicazione

Uno dei lati positivi del gentle parenting è che di conseguenza la comunicazione e l’armonia famigliare migliorano. I genitori sono meno stressati e frustrati, perchè è molto meno frustrante utilizzare un approccio gentile, piuttosto che uno basato su rabbia, autorità, risentimento e paura.

4. Le mie personali motivazioni

Infine ecco le mie motivazioni. Ho deciso di adottare questo approccio perchè semplicemente per me aveva senso. Tutte le motivazioni precedenti per me sono state sufficienti a convincermi che il gentle parenting fosse l’approccio giusto per me e per la mia bimba. Ovviamente, ogni genitore valuta secondo il proprio giudizio, ma sono convinta che questo approccio si possa adattare ad ogni genitore e ad ogni bambino.


Detto questo, spero di avervi spronati a mettervi in discussione, a diventare più consapevoli del vostro stile genitoriale, a informarvi sul gentle parenting, e come sempre, se avete bisogno di una mano, ecco i miei percorsi di crescita personale per genitori, per aiutarvi a diventare il genitore che avete sempre desiderato.

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L’educazione gentile non funziona! Parliamone

Tempo di lettura:

7–10 minuti

Se siete genitori avrete sentito parlare almeno una volta di questa educazione gentile, educazione dolce, o gentle parenting, come volete chiamarla. Il principio è sempre lo stesso: bambini cresciuti senza l’uso della violenza, delle urla e delle botte, delle punizioni e delle ricompense, e con un focus sulla comprensione dei loro bisogni e delle loro emozioni. Un metodo che in pratica, si discosta molto da quella che è stata l’educazione ricevuta dalla maggior parte di noi. Se avete aperto questo articolo è perché volete avere delle risposte. Questo metodo funziona o non funziona?

Da quando sono diventata mamma e ho deciso di approcciarmi a questo metodo, ne ho sentite di tutti i colori:

“l’educazione gentile non funziona, non mette abbastanza regole e alla fine i figli diventano viziati”

“Una sberla ogni tanto serve, io ne ho ricevute molte e ora sto bene”

“Con mio figlio le buone maniere non funzionano, continua a disobbedirmi”

Insomma i tipi di genitori che affermano che questo metodo non funzioni sono due:

  • Chi ci ha provato, ma dopo un certo periodo di tempo si e arreso;
  • Chi non ci ha mai provato perché fermo sulla convinzione che con i bambini ci vogliano per forza le maniere forti, magari provenienti loro stessi da un’educazione simile.

Andiamo con ordine.

Genitori che non hanno mai provato ad applicare questo metodo: perchè secondo loro non funziona?

I genitori che affermano che l’educazione gentile non sia efficace di solito sono quelli che, purtroppo, non si sono mai informati davvero su questo metodo, che non hanno mai letto libri o seguito corsi a riguardo. Se hanno visto video sui social che ne parlavano in positivo, hanno criticato e contrastato quelle idee con tutte le forze.

Sono convinta che se una parte di loro avesse anche solo letto un paio di pagine sul gentle parenting, avrebbero capito quanta logica e quanta scientificità sta alla base di questo metodo educativo, e avrebbero cambiato idea. Il problema è che non lo hanno mai fatto, magari per pigrizia, o perché stanno bene con il loro metodo, e nessuno li biasima.

Il bisogno di criticare un metodo che è l’opposto di ciò che una persona sta facendo nella pratica, deriva dal concetto di dissonanza cognitiva. Se una persona si ritrova a confrontarsi con un’idea che ha senso, è logica e sembra l’opzione più giusta, ma allo stesso tempo nella quotidianità sta attuando dei comportamenti opposti a quell’idea, si ritroverà in uno stato di dissonanza, e quindi cercherà in qualche modo di compensare quel disagio, modificando il comportamento oppure tentando di convincersi di star facendo in verità la cosa giusta, in questo caso criticando tutti gli approcci genitoriali diversi dal suo.

E’ difficile cambiare prospettiva quando una persona ha sempre ricevuto un tipo di educazione dalla propria famiglia. Infatti si tende sempre a replicare con i propri figli l’educazione ricevuta dai propri genitori. E’ difficile cambiare completamente il modo di fare e di pensare, anche nell’approccio ai figli. Ci vuole molta introspezione, forza di volontà, impegno e costanza. Molti non sono preparati a questo.

Di solito questo tipo di genitori sono persone che difficilmente cambiano idea e accettano il dibattito, ed è un peccato. Nonostante questo però, non dico assolutamente che questi genitori non tengano ai propri figli. Sono sicura che ogni genitore faccia delle scelte consapevoli, sempre volte al benessere dei propri figli, ed è giusto e lecito che ognuno utilizzi il metodo che sente più suo.

Personalmente, da quando ho studiato il metodo dell’educazione gentile, ho subito pensato di voler essere quel tipo di genitore.

Genitori che hanno già provato ad applicare il metodo, ma si sono arresi: perchè secondo loro non funziona?

Ci sono genitori che sì, ci hanno provato. Si sono informati, e hanno deciso di intraprendere questo stile educativo, ma qualcosa è andato storto. Ecco quali sono stati i problemi che hanno riscontrato molti di loro:

“Il metodo gentile non funziona, mio figlio continua a fare i capricci e a disobbedire”

Non è uno stile che fa per me, nonostante ci provi non riesco a rimanere calmo/a con i miei figli, non è nel mio carattere”

“Mi sembra di non dare abbastanza disciplina”

“Il comportamento di mio figlio è peggiorato”

“I metodi gentili non funzionano, per come è fatto mio figlio”

Iniziamo per prima cosa a capire un concetto fondamentale: cosa intendiamo quando diciamo che un metodo educativo “funziona”? Che cosa ci aspettiamo da quel metodo? Ci aspettiamo forse che un bambino diventi dall’oggi al domani magicamente calmo, sempre obbediente e che non faccia mai i capricci? Che faccia tutto ciò che gli diciamo senza battere ciglio, che non pianga mai più?

Il punto è proprio questo, l’educazione gentile NON ha quello scopo! Lo scopo dell’educazione gentile è quello di crescere dei bambini affinché diventino adulti felici, calmi ed emotivamente intelligenti. E’ un obiettivo più a lungo termine, non si limita al presente, e per questo dobbiamo ampliare la nostra visione. Ovviamente ci aspettiamo con il tempo anche dei miglioramenti nel comportamento del bambino. Sicuramente utilizzando un metodo gentile, il bambino con il tempo ridurrà i capricci, diventerà più calmo, perché noi saremo diventati più bravi a comprendere i suoi bisogni. Ma non dobbiamo assolutamente aspettarci che i risultati arrivino immediatamente. Ci possono volere mesi, prima di vedere i primi risultati.  Ecco quindi i motivi per cui secondo me, il metodo gentile per alcuni genitori non ha funzionato:

  1. Non hanno capito il vero scopo dell’educazione gentile, non hanno sviluppato quella visione a lungo termine, si sono limitati a ricercare i miglioramenti immediati.
  2. Hanno interpretato male il metodo. Magari si sono solo informati qua e là, senza leggere veri e propri testi. Non hanno saputo trovare l’equilibrio fra la gentilezza e le regole, che come ben sappiamo, ci vogliono sempre, e non vengono eliminate nel metodo gentile, ma piuttosto razionalizzate.
  3. Non hanno applicato il metodo abbastanza a lungo: si sono arresi dopo i primi giorni, e quindi non hanno dato tempo a sè stessi di cambiare, fare errori e rimediare, e ai figli di entrare in sintonia con i loro nuovi genitori.

Diventare genitori gentili è un viaggio lungo. Serve, come ho detto prima, una notevole forza di volontà per cambiare, entrare nel mindset giusto e capire come comportarsi e cosa dire con i propri figli, ci vuole allenamento.

Siete fatti per essere genitori gentili?

Se da genitori avete pensato di non essere fatti per questo metodo, anche se in cuor vostro desiderate essere genitori gentili, vi sbagliate. Con la pratica e la costanza tutto si conquista. Personalmente sono sempre stata una persona nervosa, con poca pazienza, tutt’altro che gentile, ma con gli anni ho cercato di lavorare su me stessa, e da quando sono diventata mamma ho cercato di allenarmi ancora di più. Ogni giorno mi alleno per essere un genitore gentile, certi giorni sento di avere più successo di altri, e certi giorni sbaglio facendo errori e provando a rimediare. So che questo è un viaggio che non avrà mai una destinazione. Possiamo sempre e solo migliorare. Anche i più gentili dei genitori a volte sbagliano.

I capricci diminuiscono?

Se i vostri figli continuano a fare capricci, soprattutto nei primi tre anni di vita, non è perché avete fallito come genitori, ma perché è assolutamente normale per la loro età. Con il tempo questi capricci potrebbero diminuire, se siete costanti nel metodo, perché i vostri figli impareranno a gestire meglio le loro emozioni, ma hanno bisogno di un vostro supporto, e di un modello da seguire, non di venir repressi o censurati. Abbiate fede ed il risultato arriverà.

La vera disciplina

Se vi sembra di non dare abbastanza disciplina, probabilmente è perché vi siete fatti un’idea sbagliata di che cos’è la disciplina. Ricordatevi che lo scopo dell’educazione gentile è creare un adulto consapevole, calmo ed emotivamente intelligente, e non un bambino fermo, calmo, che obbedisce sempre e non urla mai. Se usate il terrore e le punizioni per regolare il comportamento di vostro figlio, magari nell’immediato lui potrebbe anche obbedire, sembrare calmo, e disciplinato, ma la questione non è per nulla risolta. Il bambino si terrà quel macigno nel petto, e con gli anni e la continua repressione da parte vostra, tutte quelle emozioni usciranno fuori e si manifesteranno in tarda età. Le emozioni dei bambini vanno accolte e regolate, non censurate, solo in questo modo costruiremo dei nuovi adulti emotivamente intelligenti. Quanti sono effettivamente gli adulti che incontriamo ogni giorno e che mancano di intelligenza emotiva?

Figli impegnativi

Infine, se pensate di avere un figlio particolarmente vivace, che secondo voi non può essere “domato” se non con metodi duri e punizioni, vi invito a pensare a questo. Il modo migliore con cui i figli imparano è con l’esempio. Siete voi genitori, con il vostro comportamento, a regolare quello di vostro figlio. Probabilmente le prime volte vi sembrerà di non dare abbastanza disciplina, vi sentirete genitori “molli”, vi sembrerà che vostro figlio non recepisca le regole, o il modo giusto di comportarsi. Come vi ho già detto, non è un processo immediato. Vostro figlio sta assorbendo pian pianino, sta imparando da voi il modo giusto di comportarsi, e prima o poi vi meraviglierete di quanto ha imparato.


Spero di aver risposto alle vostre domande in maniera esaustiva. In ogni caso, se volete approfondire questo argomento, o se volete anche voi intraprendere l’educazione gentile vi invito a leggere il libro che più mi ha ispirata: Genitori Gentili- Sarah Ockwell-Smith.

Inoltre, se avete intenzione di intraprendere un percorso di crescita genitoriale completo, e diventare finalmente i genitori che vorreste essere, vi invito a dare un’occhiata al mio percorso di coaching per genitori 1:1.

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5 Verità sull’educazione dei bambini (1-3 anni) che ho imparato solo dopo essere diventata mamma

Tempo di lettura:

4–7 minuti

Ci sono cose che si imparano solo dopo essere diventati genitori. Capire come educare i propri figli secondo me è una di quelle.

Se siete già genitori lo avrete già sperimentato, se non lo siete ancora invece preparatevi a riformulare completamente le vostre convinzioni.

Prima di essere mamma anche io avevo le mie convinzioni ed i miei pregiudizi. Per esempio ero convinta che se un bambino faceva i capricci allora era stato educato male a prescindere. Avevo le idee chiare su che tipo di madre volevo essere ed ero convinta di avere tutta la situazione sotto controllo.

Ma ecco che alla fine sono diventata mamma e ho scoperto che… non ci capivo un accidenti🥲. Ecco quindi le 5 cose più importanti che ho imparato sull’educazione dei figli.

PREMESSA: questo articolo si basa sulla mia esperienza e su alcune ricerche e letture che ho fatto. In questo articolo mi riferisco soprattutto a bambini della fascia di età che va da 1 a 3 anni circa, perchè è questa la mia esperienza. Purtroppo non posso ancora dire nulla sui bimbi più grandi, in quanto non ne ho ancora.

1. I bambini sani fanno i capricci

Prima di diventare mamma pensavo che un bambino ben educato non facesse mai i capricci, che stesse sempre fermo al proprio posto, che non chiedesse mai e che non pretendesse mai nulla. Pensavo che il modo in cui reagiva un bambino fosse totalmente dovuto a come i genitori lo avevano educato.

Sbagliavo. Con il tempo, grazie anche alla psicologa che mi ha affiancata, ho capito che i bambini sani, a 1-3 anni, fanno i capricci: è nella loro natura e fa parte del loro sviluppo. Grazie ai capricci, che non sono altro che crisi emotive, dovute al fatto che ancora non conoscono i limiti e non sanno gestire le proprie emozioni, imparano ad interfacciarsi con il mondo che li circonda.

Non dobbiamo quindi censurare le emozioni dei nostri bimbi, punendoli o usando la paura, ma dobbiamo accoglierle, e aiutarli a imparare come gestirle.

2. Tendiamo a replicare con i nostri figli il modo con cui siamo stati educati

Una cosa che ho capito quando mia figlia ha compiuto un anno circa, è che noi genitori tendiamo ad educare i nostri figli esattamente come siamo stati educati noi. Tendiamo a comportarci con loro nella stessa maniera in cui i nostri genitori hanno fatto con noi, e questo si manifesta fin nei gesti più inconsci, e nelle nostre convinzioni.

Ecco un esempio pratico che è capitato a me. Ho partecipato a diverse lezioni e letto alcuni libri su come gestire le reazioni emotive dei bambini, quindi sono consapevole, a livello conscio, che se mia figlia di 15 mesi fa un capriccio è perché sta passando un momento in cui non sa ancora bene come gestire le sue emozioni. Se però lei fa i capricci per una cosa che a me sembra assurda, a livello inconscio, si crea in me l’istinto di sgridarla e censurare la sua emozione, perché probabilmente è così che è stato fatto con me da piccola.

3. I bambini imparano da quello che facciamo, non da quello che diciamo

La verità più assoluta è questa. I bambini osservano un sacco i nostri comportamenti, fin dal primo anno di età. All’inizio la prima cosa che fanno, verso l’anno, è imitare i nostri gesti. Sono rimasta shockata quando mia figlia ha preso il mio telefono e se l’è portata all’orecchio dicendo: “Ciao!”. Se io salutavo con la mano, lei salutava a sua volta. Se io ballavo, provava a ballare anche lei. Se io facevo ginnastica, lei imitava i miei gesti.

Poi ha iniziato a dire le sue prime paroline, e provava a ripetere quello che io dicevo. Un giorno, mentre mettevo i vestiti in lavatrice, ha iniziato a farlo anche lei. E così via, giorno dopo giorno, tutt’ora sta imparando un sacco di cose semplicemente osservando noi adulti.

Se già così piccoli imitano i nostri gesti più semplici, figuriamoci quando cresceranno un po’ di più. Non mangeranno sano se noi stessi non sappiamo farlo. Non impareranno a gestire le loro emozioni se prima di tutto non siamo noi a mostrare loro come fare dando il buon esempio. Non impareranno ad essere educati e civili solo perché glielo diciamo, o li sgridiamo quando si comportano male. Parte tutto da noi genitori. Dobbiamo essere l’esempio di come vorremmo che loro crescessero, è un lavoro che parte soprattutto da noi.

4. Il rispetto è reciproco

Siamo stati cresciuti con la convinzione che gli adulti vadano rispettati, e che sia giusto utilizzare metodi coercitivi per farsi rispettare dai bambini e avere autorità. Se un bambino dà uno schiaffo ad un adulto è maleducazione e mancanza di rispetto, ma sono in molti a pensare che “una sberla non ha mai fatto male a nessuno” e trovano accettabile picchiare o urlare ad un bambino. Non trovate che sia un controsenso?

Molti atteggiamenti, soprattutto nei metodi educativi tradizionali, non sono rispettosi nei confronti dei bambini: non danno loro la possibilità di esprimere i propri bisogni, censurano le loro emozioni, utilizzano la paura per far rispettare le regole. In verità esistono metodi educativi migliori per insegnare limiti e regole ai propri figli senza usare violenza e terrore, per esempio il Gentle Parenting (scriverò un articolo a riguardo in futuro).

Se non siete ancora convinte, lo dice anche questo articolo⬅️

5. In ogni caso la strategia giusta è mantenere la calma

Una cosa che ho imparato, ma che spesso è difficile da mettere in pratica è che in ogni situazione (capricci, attacchi di rabbia, comportamenti scorretti del bambino) la prima cosa che bisogna ricordarsi è di mantenere la calma. Nelle situazioni di crisi bisogna mantenere il controllo delle proprie reazioni: non urlare, non sbottare male, non utilizzare violenza e terrore. Queste reazioni, molto istintive, hanno di certo il potere di scaricare la rabbia in quel preciso istante, ma portano più danno che beneficio, sia in quel preciso istante , ma soprattutto nel lungo termine.


Queste erano le 5 cose che ho imparato nel mio anno e mezzo di maternità, spero che vi possano essere utili. Intanto se vi va seguitemi sui social:

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