Vacanze con i bimbi piccoli (1-3 anni): come sopravvivere

Tempo di lettura:

6–9 minuti

Pov: state per andare in vacanza con i vostri bimbi, e vi state già disperando, perchè sarà tosta. Tra capricci, corse contro il tempo, bagagli infiniti, giochi e attività rischiose, ve lo sentite già: non avrete un minuto di relax.

Per fortuna arrivo io ad aiutarvi con questa mini guida su come sopravvivere alle vacanze con i bimbi piccoli. E provengono da una mamma che a sei mesi ha portato sua figlia in camper in Europa e a 18 mesi a New York! Quindi, pronti per partire (in ogni senso)?

1. Cambiate il vostro mindset

Se è la prima volta che andate in vacanza con un bimbo piccolo, oppure vostro figlio è cresciuto dalla scorsa vacanza ed ha iniziato a camminare o fare i primi capricci, beh, benvenuti nel mondo dei genitori❤️, quelli che non si fermano mai. Il primo passo per provare a godersi le vacanze è cambiare il modo di vedere la situazione.

Per prima cosa non ascoltate tutte quelle simpatiche persone sui social (vi saranno capitate almeno una volta), che fanno le sbruffone sul fatto che possono viaggiare perchè non hanno figli, o non vogliono avere figli così possono viaggiare. Infatti si può benissimo viaggiare con bimbi grandi e piccoli, basta adottare alcuni accorgimenti.

Anzi, la cosa bella è che creerete dei ricordi indimenticabili con i vostri bimbi, impareranno molte cose, rafforzerete il legame che c’è fra di voi, anche se sono ancora troppo piccoli per ricordarselo. Viaggiare con i figli è impagabile, ricordatevelo.

Ora, dato che non si può tornare a quando si poteva dormire fino a tardi, si avevano pochi bagagli e non c’era nessuno che faceva i capricci, non possiamo fare altro che provare ad accettare la situazione così com’è. Anzichè contrastare la situazione con pensieri di conflitto, come: “Non è possibile”, “Che strazio!”, “Una vacanza così è inaccettabile”, provate ad usare pensieri tipo: “Ok, è una situazione difficile, però possiamo superarla”, “Proviamo a capire che cosa sta succedendo”…

Così è molto più facile, si vivono le situazioni difficili con più oggettività e ci si arrabbia di meno.

2. Provate a mantenere le routine

Per i bimbi piccoli le routine sono vitali. Anche se cambiate totalmente continente, provare a mantenere le routine è utile perchè lì fa sentire al sicuro. Per esempio, che voi siate in hotel o in camper o in campeggio, la routine bagnetto-denti-favola-nanna la potete mantenere benissimo. Ricordatevi di portare con voi alcuni oggetti familiari, quelli ai quali vostro figlio si è affezionato di più.

3. Cosa calma vostro figlio?

Voi conoscete vostro figlio meglio di chiunque, quindi sapete qual è a cosa che lo calma di più nei momenti difficili. Un peluche, il ciuccio, la sua copertina, una canzoncina in particolare? Qualsiasi cosa sia, tiratela fuori senza indugi ogni qual volta ne avrete bisogno, purché sia una cosa innocua. Ad esempio, se il tablet è l’unica cosa che lo tiene buono, non vi consiglierei di abusarne, ma di provare a cambiare la routine e sostituirlo con un altro oggetto, o rituale, al più presto, magari prima di andare in vacanza o al vostro ritorno, non durante! Ogni bambino ha i suoi “calmanti”, e ciò dipende dalla routine che si è creata dietro. Ecco alcuni esempi di cose che hanno sempre funzionato per noi, magari vi possono ispirare:

  • Mettere la musica su spotify, quelle che ascoltiamo anche a casa ogni tanto, e cantare (la bimba mi guarda cantare e sta tranquilla);
  • Leggere un libro insieme, uno di quei libri con le pagine cartonate che leggiamo prima di dormire. Lei si concentra a guardare le figure e ripetere le parole, e si dimentica del motivo per cui si stava lamentando;
  • Il biberon di latte, ahimè vorrei toglierglielo, ma abbiamo visto quanto la rilassa ancora, per cui abbiamo deciso di rimandare il momento;
  • Prenderla in braccio e dondolare, cantando cantilene inventate da me, ma che lei conosce bene. Lei appoggia la sua testa sulla mia spalla e si rilassa;
  • I peluches. Qualsiasi sia la difficoltà della situazione, avere un peluche da stringere è come se la facesse sentire più protetta e sicura di sè.

4. Comprate un marsupio

L’oggetto che ricomprerei altre mille volte? Il marsupio porta-bimbo. Ho sempre portato mia figlia, anche quando ha imparato a camminare. Mi ha sempre salvato, soprattutto in quelle situazioni in cui mia figlia si stanca, non vuole più stare nel passeggino e cerca conforto tra le braccia della mamma. Ma soprattutto in tutte quelle situazioni dove il passeggino è troppo scomodo. Per esempio: questa sono io che trasporto mia figlia di 18 mesi nel marsupio, alle Niagara Falls. Forte, vero?

Vi lascio il link di due dei miei marsupi preferiti, i più comodi secondo me:

  • Questo modello l’ho sempre usato fin da quando era neonata, comodissimo per le escursioni, si può mettere davanti o dietro e va fino a 25 kg;
  • Questo invece è molto più immediato e facile da mettere, comodo soprattutto per i bimbi da un anno in su, ma meno per le escursioni più lunghe.

5. Prevedete sempre momenti di gioco libero e sfogo

Non potete pretendere che vostro figlio stia buono in macchina per cinque ore di fila, al ristorante seduto per due ore, e tranquillo nel passeggino per tutto il tempo. I bambini hanno un forte bisogno di muoversi, fin dai primi mesi, figuriamoci quando poi iniziano a camminare. Vogliono correre, giocare, sfogarsi. Prevedete sempre una tappa al parco giochi, tra una visita ed un’altra, o una gattonata libera nella sabbia, una corsa sfrenata in una piazzetta. Le parole d’ordine sono sicurezza e LIBERTA’. Non c’è cosa peggiore dell’essere liberi senza esserlo davvero. Mi spiego meglio: “Vai pure a giocare, si ma non correre che poi sudi, non salire lì che poi cadi, non giocare nella sabbia con le scarpe perchè ti sporchi”. Quando dico gioco libero e sfogo, intendo gioco davvero libero, altrimenti diventa molto più frustrante sia per voi, sia per i bimbi. Rilassatevi e lasciateli sfogare, purchè lo facciano in sicurezza e nel rispetto del prossimo.

6. Pianificate gli spostamenti con furbizia

Una cosa che mi ha salvato spesso è stata partire subito dopo pranzo, così la bimba si faceva il riposino in macchina e potevamo viaggiare tranquilli. Inoltre, prediligete sempre viaggi in macchina, o in camper, insomma con mezzi con cui potete regolare soste e viaggi in base alle vostre esigenze. Molto più semplice e molto meno frustrante.

7. Snack e acqua sempre in borsa

Portate sempre con voi degli snack salutari. I bambini così piccoli non sono in grado ancora di reggere tante ore tra un pasto e l’altro, mangiano poco e spesso, quindi è impossibile per loro fare solo colazione, pranzo e cena. Sì a cracker, frutta, biscotti con poco zucchero, pane, grissini, focaccia, gallette di riso, stick di verdura o formaggio ecc.

8. Mete kid-friendly

Infine, potete semplicemente optare per una vacanza a prova di bambino, in una qualche meta fatta apposta per i più piccoli. Un semplice viaggio al mare, in montagna, ad un parco divertimenti. Ci sono un sacco di hotel con aree attrezzate per bambini. L’importante è che tutti si godano la vacanza e che non sia un inferno dall’inizio alla fine.

9. Go with the flow

Ultimo consiglio che vi posso dare è: lasciatevi andare, abbandonate gli schemi. Quando si viaggia con dei bimbi piccoli una cosa che può aiutare è non pianificare troppo le tappe della vacanza. Piuttosto che seguire alla lettera il perfetto itinerario che vi siete creati, concentratevi nel creare momenti divertenti e di condivisione, e rimanete flessibili se vi sono da fare deviazioni o piccoli cambi di programma. Come ho detto prima l’obiettivo è godersi la vacanza il più possibile in modo che tra diversi anni, quando ci ripenserete, direte: “Che bella vacanza che avevamo passato” e non “E’ stato un inferno dal’inizio alla fine”.


Questi erano i miei consigli su come sopravvivere alle vacanze con i vostri bimbi. Godetevele, e noi ci vedremo prossimamente, anche sui social.

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About me

Io sono Lizzy, mamma di una bimba, infermiera a tempo pieno, e parent coach certificata (ai sensi della legge del 14 gennaio 2013, n. 4). Diventare mamma mi ha profondamente cambiata e consapevolizzata su vari aspetti, per cui ho iniziato ad appassionarmi al mondo della genitorialità, soprattutto al gentle parenting.

Ho deciso di creare questo blog per condividere la mia piccola esperienza e aiutare altri genitori a vivere la loro genitorialità in maniera più serena e consapevole.

Infine ho deciso di diventare parent coach per aiutare le mamme e i papà a diventare finalmente il genitore che vogliono essere.

5 Verità sull’educazione dei bambini (1-3 anni) che ho imparato solo dopo essere diventata mamma

Tempo di lettura:

4–7 minuti

Ci sono cose che si imparano solo dopo essere diventati genitori. Capire come educare i propri figli secondo me è una di quelle.

Se siete già genitori lo avrete già sperimentato, se non lo siete ancora invece preparatevi a riformulare completamente le vostre convinzioni.

Prima di essere mamma anche io avevo le mie convinzioni ed i miei pregiudizi. Per esempio ero convinta che se un bambino faceva i capricci allora era stato educato male a prescindere. Avevo le idee chiare su che tipo di madre volevo essere ed ero convinta di avere tutta la situazione sotto controllo.

Ma ecco che alla fine sono diventata mamma e ho scoperto che… non ci capivo un accidenti🥲. Ecco quindi le 5 cose più importanti che ho imparato sull’educazione dei figli.

PREMESSA: questo articolo si basa sulla mia esperienza e su alcune ricerche e letture che ho fatto. In questo articolo mi riferisco soprattutto a bambini della fascia di età che va da 1 a 3 anni circa, perchè è questa la mia esperienza. Purtroppo non posso ancora dire nulla sui bimbi più grandi, in quanto non ne ho ancora.

1. I bambini sani fanno i capricci

Prima di diventare mamma pensavo che un bambino ben educato non facesse mai i capricci, che stesse sempre fermo al proprio posto, che non chiedesse mai e che non pretendesse mai nulla. Pensavo che il modo in cui reagiva un bambino fosse totalmente dovuto a come i genitori lo avevano educato.

Sbagliavo. Con il tempo, grazie anche alla psicologa che mi ha affiancata, ho capito che i bambini sani, a 1-3 anni, fanno i capricci: è nella loro natura e fa parte del loro sviluppo. Grazie ai capricci, che non sono altro che crisi emotive, dovute al fatto che ancora non conoscono i limiti e non sanno gestire le proprie emozioni, imparano ad interfacciarsi con il mondo che li circonda.

Non dobbiamo quindi censurare le emozioni dei nostri bimbi, punendoli o usando la paura, ma dobbiamo accoglierle, e aiutarli a imparare come gestirle.

2. Tendiamo a replicare con i nostri figli il modo con cui siamo stati educati

Una cosa che ho capito quando mia figlia ha compiuto un anno circa, è che noi genitori tendiamo ad educare i nostri figli esattamente come siamo stati educati noi. Tendiamo a comportarci con loro nella stessa maniera in cui i nostri genitori hanno fatto con noi, e questo si manifesta fin nei gesti più inconsci, e nelle nostre convinzioni.

Ecco un esempio pratico che è capitato a me. Ho partecipato a diverse lezioni e letto alcuni libri su come gestire le reazioni emotive dei bambini, quindi sono consapevole, a livello conscio, che se mia figlia di 15 mesi fa un capriccio è perché sta passando un momento in cui non sa ancora bene come gestire le sue emozioni. Se però lei fa i capricci per una cosa che a me sembra assurda, a livello inconscio, si crea in me l’istinto di sgridarla e censurare la sua emozione, perché probabilmente è così che è stato fatto con me da piccola.

3. I bambini imparano da quello che facciamo, non da quello che diciamo

La verità più assoluta è questa. I bambini osservano un sacco i nostri comportamenti, fin dal primo anno di età. All’inizio la prima cosa che fanno, verso l’anno, è imitare i nostri gesti. Sono rimasta shockata quando mia figlia ha preso il mio telefono e se l’è portata all’orecchio dicendo: “Ciao!”. Se io salutavo con la mano, lei salutava a sua volta. Se io ballavo, provava a ballare anche lei. Se io facevo ginnastica, lei imitava i miei gesti.

Poi ha iniziato a dire le sue prime paroline, e provava a ripetere quello che io dicevo. Un giorno, mentre mettevo i vestiti in lavatrice, ha iniziato a farlo anche lei. E così via, giorno dopo giorno, tutt’ora sta imparando un sacco di cose semplicemente osservando noi adulti.

Se già così piccoli imitano i nostri gesti più semplici, figuriamoci quando cresceranno un po’ di più. Non mangeranno sano se noi stessi non sappiamo farlo. Non impareranno a gestire le loro emozioni se prima di tutto non siamo noi a mostrare loro come fare dando il buon esempio. Non impareranno ad essere educati e civili solo perché glielo diciamo, o li sgridiamo quando si comportano male. Parte tutto da noi genitori. Dobbiamo essere l’esempio di come vorremmo che loro crescessero, è un lavoro che parte soprattutto da noi.

4. Il rispetto è reciproco

Siamo stati cresciuti con la convinzione che gli adulti vadano rispettati, e che sia giusto utilizzare metodi coercitivi per farsi rispettare dai bambini e avere autorità. Se un bambino dà uno schiaffo ad un adulto è maleducazione e mancanza di rispetto, ma sono in molti a pensare che “una sberla non ha mai fatto male a nessuno” e trovano accettabile picchiare o urlare ad un bambino. Non trovate che sia un controsenso?

Molti atteggiamenti, soprattutto nei metodi educativi tradizionali, non sono rispettosi nei confronti dei bambini: non danno loro la possibilità di esprimere i propri bisogni, censurano le loro emozioni, utilizzano la paura per far rispettare le regole. In verità esistono metodi educativi migliori per insegnare limiti e regole ai propri figli senza usare violenza e terrore, per esempio il Gentle Parenting (scriverò un articolo a riguardo in futuro).

Se non siete ancora convinte, lo dice anche questo articolo⬅️

5. In ogni caso la strategia giusta è mantenere la calma

Una cosa che ho imparato, ma che spesso è difficile da mettere in pratica è che in ogni situazione (capricci, attacchi di rabbia, comportamenti scorretti del bambino) la prima cosa che bisogna ricordarsi è di mantenere la calma. Nelle situazioni di crisi bisogna mantenere il controllo delle proprie reazioni: non urlare, non sbottare male, non utilizzare violenza e terrore. Queste reazioni, molto istintive, hanno di certo il potere di scaricare la rabbia in quel preciso istante, ma portano più danno che beneficio, sia in quel preciso istante , ma soprattutto nel lungo termine.


Queste erano le 5 cose che ho imparato nel mio anno e mezzo di maternità, spero che vi possano essere utili. Intanto se vi va seguitemi sui social:

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