“Sono cose che mi sarebbe piaciuto sapere prima, cosí magari sarei arrivata più preparata e meno angosciata, e magari avrei fatto un lavoro migliore, chissà.”
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Ben ritrovati sul mio blog!
Sono passati così tanti mesi dal mio ultimo articolo. Sinceramente ho avuto molto da fare, e mi sono presa tempo per riflettere, su di me, sul futuro di questo blog ecc. Oggi finalmente ho deciso di condividere con voi alcune riflessioni sul mio essere diventata mamma.
Vi racconto una cosa buffa: quando ero incinta il mio sogno notturno più ricorrente era quello in cui mi dimenticavo di dare da mangiare a mia figlia. Se avessi saputo quanto piangevano, soprattutto per la fame, avrei smesso di farmi le paranoie per una cosa così assurda. Purtroppo però è così: finché non sei sulla barca non puoi saper cosa ti aspetta.
Ecco 6 cose che avrei voluto sapere prima di diventare mamma. Prima di iniziare però, ho una premessa importante. Le mie non sono 6 cose che avrei voluto sapere prima, altrimenti non avrei fatto un figlio, ma sono cose che mi sarebbe piaciuto sapere prima, cosí magari sarei arrivata più preparata e meno angosciata, e magari avrei fatto un lavoro migliore, chissà.
1. Allattare al seno non è così facile come sembra.
Mentre ero in dolce attesa della mia prima bimba ero convinta: avrei allattato mia figlia al seno, finchè ne avesse avuto bisogno. Ero sicurissima che non avrei avuto problemi: ero sana come un pesce, giovane e determinata, avrei sicuramente avuto abbastanza latte. Poi che cosa poteva esserci di tanto difficile? Le mamme che vedevo sporadicamente in giro lo facevano sembrare così semplice: il bimbo ha fame? Lo attacchi al seno ogni due ore, mangia finchè ha fame e poi si addormenta. Semplice e veloce, no?
Avevo anche partecipato ai corsi preparto, in cui ci avevano spiegato le varie difficoltà e complicanze legate all’allattamento, però, chissà come mai, mi entravano da un orecchio e mi uscivano dall’altro.
Poi la dura verità: Arianna nacque, ma all’inizio non riusciva ad attaccarsi bene al seno, si staccava continuamente, si arrabbiava, iniziava a piangere fortissimo perchè aveva fame, e dopo qualche giorno iniziarono a farmi malissimo i capezzoli, ogni poppata era un dolore lancinante. Mangiava per un po’ e poi si addormentava, ma appena la mettevo giù si svegliava e si metteva a piangere, dovevo allattarla continuamente, altro che ogni due ore!
Ad un certo punto una notte non ce l’ho più fatta. Ero presa dal dolore e dalla disperazione, nella mia testa continuava a rimbombare una frase che mi avevano detto, un classico: “non hai abbastanza latte”. Così le diedi il latte in polvere. E da lì in poi fu sempre più difficile attaccare Arianna al seno, il mio latte iniziò a diminuire sempre di più, fino a scomparire. Fine del mio allattamento al seno. Arianna aveva un mese.
La verità è che il mio latte era abbastanza, che se avessi resistito, avessi ascoltato di più i consigli delle esperte ostetriche e meno quelli di chi non ne sapeva nulla (perchè anche se una è mamma, non è scontato che ne sappia di più), e mi fossi fatta aiutare da una qualche figura professionale preparata, forse avrei allattato mia figlia di più. Poi lei è cresciuta lo stesso, ma questo rimarrà sempre un mio “avrei potuto”.
2. Dopo il parto ci si sente molto tristi
Prima del parto, quando mi parlavano di depressione post-parto, io pensavo: “Figuriamoci! io non sono il tipo”. Quando Arianna è nata però, passavo le giornate a piangere, senza motivo, mi sentivo triste, come se non potessi mai più essere felice, sola, anche se ero circondata da persone che mi volevano bene. Avevo il morale a terra e non potevo controllarlo. Non bastava una chiacchierata, una passeggiata fuori, o un pezzo di cioccolato.
ATTENZIONE: quella non è depressione post-parto, tranquille, si chiama “Baby blues”, ed è una condizione più che normale, dovuta ai cambiamenti ormonali tipici del post-parto. La depressione post-parto purtroppo è una condizione molto più subdola che può insorgere anche un mese dopo il parto e che non si risolve spontaneamente. Per saperne di più vi rimando a questo link, molto utile.
Per fortuna non ho sofferto di depressione, ma il baby blues è stata una triste sorpresa dopo il parto. Se avessi saputo prima della sua esistenza probabilmente avrei preso tutti quei pianti più con filosofia.
La morale di tutto ciò è: siate consapevoli che sia il baby blues, sia la depressione esistono e possono colpire anche le mamme più forti e determinate come voi, fatevi aiutare, fatevi supportare, chiedete sempre aiuto, ma soprattutto, godetevi quei pianti giustificati!
3. I traumi e i problemi psicologici che avevamo prima ce li portiamo dietro
Potremmo scrivere un articolo solo su questo argomento, ma cercherò di essere breve. Diventare mamma è un momento che, oltre ad un’immensa gioia, inevitabilmente porta con sé tanti cambiamenti più o meno belli e può essere destabilizzante. Ovviamente, per superarlo al meglio, bisogna avere già una buona base psicologica, non si può pensare di riuscire ad affrontare la maternità se non si sta bene a livello emotivo.
Prima ancora di pensare di avere la mia bimba, avevo fatto un breve percorso psicologico, per conoscere me stessa e risolvere i problemi che mi affliggevano. Pensavo di stare benissimo e di avere tutto sotto controllo. Poi, dopo il parto, mi sono ritrovata ad avere a che fare con emozioni che non avrei mai pensato di provare. Per cui ho ripreso in mano questo percorso psicologico, e ora posso dire che sto molto meglio: sono molto più consapevole e sono riuscita a capire il perchè di molte cose. Ovviamente il percorso è ancora lungo.
Se lo avessi saputo prima avrei investito maggiormente sul mio percorso psicologico, prima di diventare mamma.
4. Crescono cosi in fretta che non si fa in tempo a godersi i momenti
Le prime notti insonni con la bimba le passavo pensando: “Quando è che finirà il periodo delle coliche?”. Poi è iniziato il periodo dei denti, ed ecco altre notti insonni. Sempre i primi mesi pensavo: “Non vedo l’ora che inizi a camminare, così non la devo più portare in braccio”. Passavo i mesi a pensare che non vedevo l’ora che crescesse, per poter essere più tranquilla.
Poi una tua amica fa un bimbo, ed è così piccolo! Guardi la tua bimba e te la ritrovi cresciuta. Quando è passato tutto questo tempo, dov’è finita quella neonata raggomitolata sul tuo petto? Probabilmente, se lo avessi saputo prima, mi sarei lamentata di meno di ogni periodo difficile, e avrei cercato di godermi di più quei momenti, che volano via in un attimo.
5. Ogni brutto periodo passa
Mi ricollego al punto precedente per dirvi che per fortuna le coliche finiscono, i denti crescono, i bimbi vorranno stare di meno in braccio, ad un certo punto riuscirete a dormire di notte, ogni periodo impegnativo della crescita del vostro bimbo passa… per poi venir rimpiazzato da un periodo peggiore! No, forse questo non avrei voluto saperlo prima! 😂
6. Ogni mamma vive un’esperienza diversa
Infine, ecco cosa mi sarebbe piaciuto sapere prima di diventare mamma. Che non tutte le mamme vivono le stesse esperienze. Per esempio c’è chi ha avuto esperienze terribili con il parto, c’è chi invece lo rifarebbe, c’è chi ha dormito di più, chi di meno, chi ha dovuto affrontare determinate sfide, chi altre. Per questo mi sento di dirvi: non scoraggiatevi, ascoltate le esperienze delle altre mamme, ma ricordatevi che la vostra esperienza sarà unica!
Concludo augurandovi il meglio per il futuro, godetevi i vostri bimbi e soprattutto prendetevi cura di voi stesse, care mamme. Noi ci vediamo al prossimo articolo.
Lizzy
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About me
Io sono Lizzy, mamma di una bimba, infermiera a tempo pieno, e parent coach certificata (ai sensi della legge del 14 gennaio 2013, n. 4). Diventare mamma mi ha profondamente cambiata e consapevolizzata su vari aspetti, per cui ho iniziato ad appassionarmi al mondo della genitorialità, soprattutto al gentle parenting.
Ho deciso di creare questo blog per condividere la mia piccola esperienza e aiutare altri genitori a vivere la loro genitorialità in maniera più serena e consapevole.
Infine ho deciso di diventare parent coach per aiutare le mamme e i papà a diventare finalmente il genitore che vogliono essere.
